L’Art Dark di Alessio Gentile

Alessio Gentile presenta la sua Art Dark, la più ricercata tra personaggi delle spettacolo e non durante questo periodo di pandemia. 

L’arte, nonostante questo periodo di pandemia, resta una delle forme di investimento più utilizzate da personaggi dello spettacolo e collezionisti. Tra gli artisti più in voga del momento troviamo Alessio Gentile con la sua Art Dark. Nell’intervista che segue ci racconta com’è nato e come si è sviluppato il suo percorso artistico. 

Alessio parlaci della tua Art Dark?

Più che una definizione è un percorso, un viaggio introspettivo e d’esplorazione del mio lato oscuro, che riesco a inserire nelle mie opere. C’è un filo conduttore in tutte le mie sculture, un tema sempre ricorrente che rappresenta quello che sento, sono e nel corso degli anni mi ha aiutato a conoscermi meglio. Nella mia creatività c’è il caos e quella ricerca di volerlo mettere costantemente in ordine“. 

Nelle tue opere quali sono gli elementi caratterizzanti?

Il teschio, l’oro e il nero. Soprattutto, voglio soffermarmi sul primo, il teschio che racchiude in se quelli che sono i miei demoni e nel contesto finale dell’opera, funge da elemento che esorcizza le mie paure. Non solo, crea quella tensione e provocazione a chi si sofferma a guardare e analizzare la scultura“. 

Dove e come hai maturato la tua tecnica di scultura materica? 

In principio sono partito dal disegno, quello che adotto nella realizzazione dei tatuaggi, ma mancava qualcosa non era perfettamente quello che volevo. Poi, ho iniziato ad allargare i confini inserendo elementi e materiali, soprattutto cercandoli“. 

Dove cerchi esattamente i materiali?

Ovunque. Qualche giorno fa sono stato in un negozio second hand e in un angolo ho trovato una busta piena di chiavi. Non so quando arriverà il momento di inserirle in un’opera, ma l’idea di averla e poterle dare un ruolo in una scultura mi affascina e, poi, non è detto che la completi“. 

Spiegaci meglio.

Ci sono alcune opere che ho completato e guardandole bene non sono ancora finite, mancano di qualcosa, che poi quando arriva lo inserisco. Ecco, solo dopo sono pronte per essere esposte o vendute“. 

Come riesci a conciliare l’attività di tatuatore e d’artista?

È come i binari del treno: su uno di giorno viaggia Alessio tatuatore e, spesso di notte, l’artista. Quando ho un’intuizione, ho bisogno di realizzarla è un’esigenza che non posso far attendere. Quindi, mi capita di passare intere notti a lavorare nell’atelier senza sosta, fino a quando raggiungo il risultato“. 

Qual è l’opera cui sei affezionato? 

Red Sacred, è un sarcofago cui interno rosso è imprigionato un cuore trafitto da spilli, cui sopra passano delle catene d’oro. In particolare, il cuore è rosso, pieno delle mie esperienze fatte e ogni singola catena è un’esperienza da quando ho iniziato il mio percorso, la mia evoluzione. Quest’opera è quella parte della mia storia, creatività in continua evoluzione e allo stesso tempo racconta come da avere poco, sono arrivato a possedere molto e nonostante tutto qualcosa manca sempre“. 

Il tuo rapporto con la libertà?

È una necessità. L’esprimo e la imprimo sulla pelle. Spesso ricevo ordini su commissione, da clienti che chiedono la realizzazione di una determinata opera o, di realizzare un tattoo in un altro stile che non è il mio. La mia risposta è no, sarà sempre no. Creare è la massima forma di libertà, esprimere se stessi attraverso un’opera, è dare un contributo alla società. Chi sceglie di comprare e avere una mia scultura, desidera avere una parte di me. In particolare, per me l’arte è una necessità, non posso farne a meno“. 

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