E’ inviata di Striscia la notizia ormai da 7 anni e con le sue inchieste è riuscita a farsi amare dal grande pubblico proprio per la delicatezza degli argomenti che affronta. Stiamo parlando di Rajae Bezza, la trentaduenne di origine libica, ma naturalizzata italiana considerato che vive  nel nostro Paese da 23 anni. Appassionata, originale, dotata di grande carisma, si definisce l’araba felice. Da qui il nome del suo libro. 

Rajae parlaci del tuo libro. 

Dentro il libro c’è la mia vita, parlo della mia religione, la mia cultura, le riflessioni di alcuni avvenimenti importanti che ho vissuto in prima persona sull’immigrazione, il matrimonio, il divorzio non solo dal punto di vista della cultura islamica,  ma quella che ho acquisito nel corso degli anni visto che sono 23 anni che vivo in Italia. Nel libro tratto questi temi che permettono al lettore di comprendere ciò che i media presentano in maniera totalmente lontana dalla cultura occidentale, dimenticando però che siamo tutti popoli del Mediterraneo. Quindi la mentalità del cadrebbe non è altro che l’Italia di 40 anni fa. Di conseguenza ne esce fuori un viaggio nel passato e nel futuro con un differenza linguistico-culturale leggermente religiosa. 

Il tuo libro rappresenta anche un fulcro di tutte le inchieste che hai portato all’attenzione dell’opinione pubblica attraverso i servizi realizzati per Striscia?

Assolutamente si. Striscia non solo è il mio lavoro, ma anche la mia famiglia, pertanto grazie a loro vivo ogni giorno situazioni diverse che mi portano ad affrontare situazioni diverse per poter aiutare le persone che si rivolgono a noi per aiutarli a risolvere i problemi di chi non ha voce nella società. 

Nel corso di queste 7 stagioni di Striscia quale è il risultato del quale ti senti più soddisfatta?

In realtà ho iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo all’età di 15 anni, e il mio intento è sempre stato quello di parlare della mia realtà, del meltin pot culturale, e mi sono sempre concentrata a contribuire alla crescita di me stessa e del mio Paese, che è anche l’Italia anche se non ho ancora la cittadinanza.

Come mai non hai ancora la cittadinanza italiana?

Non dipende da me, anzi. Dicono che i tempi sono lunghi, ma io non vedo di ottenerla, anche se non mi cambierebbe nulla perché mi sento già cittadina italiana. Nel frattempo ho ricevuto la cittadinanza onoraria di un paesino in provincia di Monza, Ceriano Laghetto.  

Qual’è il tuo punto di vista rispetto alla vicenda della ragazza pakistana Saman Abbas?

Condannabilissimo perché credo che le autorità si debbano muovere sempre quando ci sono dei sospetti. Questa ragazza arriva purtroppo da un Paese in cui c’è una cultura difficile sul matrimonio, e lei non è riuscita a sottrarsi al volere dei suoi familiari che volevano decidere per lei l’uomo da sposare. Il coraggio di Saman deve essere portato avanti perché ogni uomo e ogni donna devono sentirsi liberi di decidere per se stessi. Infatti tutta la comunità islamica in Italia ha condannato il gesto dei genitori di Saman perché l’Islam è una religione di pace, di consapevolezza, non si può inculcare, e per questo motivo le decisioni devono essere prese dalle persone. Nessuno ti può imporre di essere musulmano, di fare le preghiere, di digiunare, etc. Poi la cultura e come viene manipolato il tutto è un’altra cosa. 

Del caso di Malika Chaly cosa pensi invece?

Quando si decide di aiutare qualcuno lo si fa senza pensare dove fanno a finire i soldi dati in beneficenza. Io per fede personalmente aiuto molte persone, ma non mi aspetto che il prossimo sia ligio e si comporti bene. Lo si spera, certo. La beneficenza fa prima di tutto bene a chi la compie, e poi agli altri. Malika non può rappresentare un’intera categoria, ma è una sola persona, tra tante, che si è comportata poco correttamente. 

Malika è stata molto attaccata sui social riguardo alla sua condotta. Cosa ne pensi?

I leoni da tastiera non mi piacciono, mi piacerebbe che la gente ci mettesse la faccia quando dice le cose sui social L’aggressività, le minacce, le urla, sono cose che non contemplo, che non fanno parte della mia via e di conseguenza della mia filosofia in generale. Anche quando io ricevo brutti messaggi, trovo che sia una cosa insensata, e la giustizia deve condannare questo bullismo mediatico. 

A tal riguardo si sta muovendo il Del Zan. 

Anche l?Unione Europea si sta muovendo in questa direzione, e visto che ne facciamo parte mi auguro che le cose cambino. Il linguaggio d’odio non mi piace, viva la libertà, viva la diversità. Io sono per i diritti. Lotto tutti i giorni per questo. Viviamo ormai in un mondo globalizzato, e ciò che accade riguarda tutti. Ne abbiamo avuto dimostrazione con il coronavirus. Fingere che un problema non ci riguardi, sbagliamo. 

Oltre alla tv quali altri progetti hai intenzione di portare avanti?

Al momento ho in cantiere progetti riguardanti la radio per poter continuare a portare avanti anche in quel contesto tutti i valori in cui credo. 

Da settembre sul bancone di Striscia ci saranno dei cambiamenti a partire dalle nuove veline. Ti spaventano le novità?

Mi fido ciecamente di Antonio Ricci. Lui sa bene cosa fa, e noi seguiamo il nostro Capitano. 

C’è un conduttore con il quale ti senti più affine rispetto agli altri?

Voglio bene a tutti, ma con Michelle Hunziker ho un legame più intenso per il fatto di essere entrambe straniere ed entrambe amiamo l’Italia. Ci troviamo molto spesso a parlare della nostra diversità culturale, lei si emoziona sempre quando vede i miei servizi. Credo molto nel lavoro del mio team e non posso essere che onorata. 

Spero di trovare un uomo open mind, che voglia costruire una famiglia rivoluzionaria all’interno della quale c’è una donna che lavora. Un uomo che sappia accettare il fatto di essere sempre in giro per lavoro. Mi piacerebbe avere dei bambini perché sono africana e noi amiamo molto i bambini, come d’altronde gli italiani. Io sono certa che questa è una cosa che si può fare, se lo hanno fatto gli uomini da secoli, perché non dovrebbero riuscirci anche le donne a far coincidere lavoro e famiglia?

Come dice un vecchio proverbio arabo “Chiedi a chi ha provato, e non al dottore”: il dottore conosce la teoria, ma chi ha provato invece conosce la pratica. 

Intervista rilasciata a Flavio Iacones da Rajae Bezzaz per il settimanale MIO.

 

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